Quando il cibo è un dono

Quando il cibo è un dono

Lodi.
Centro di raccolta solidale per il diritto al cibo.

Sul territorio lodigiano soddisfa i bisogni di quasi 2 mila famiglie e impiega circa 120 persone, di cui la maggioranza volontari, per la distribuzione di alimenti freschi e a lunga conservazione.

Si tratta del Centro di raccolta solidale per il diritto al cibo a cui aderiscono oltre una cinquantina di enti accreditati (case di accoglienza, di riposo, Caritas parrocchiali).

Nel giro di tre anni si è trasformato nella principale piattaforma di ricezione e consegna delle eccedenze e delle donazioni alimentari destinate alle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra provincia di Lodi, Ufficio di piano, Banco alimentare, Associazione Progetto insieme, Cooperativa Microcosmi e Caritas; nel 2014 si è unita la Cooperativa Famiglia nuova che gestiva già autonomamente un progetto simile, ma su scala ridotta

Ben presto sono arrivati i primi contributi da comune di Lodi, Fondazione comunitaria della provincia, Banca Popolare di Lodi e altri sono attesi da Regione e Banca Intesa.

Grazie ai fondi ricevuti è stato possibile affittare due capannoni, uno a Lodi per la distribuzione e l’altro a Codogno come deposito, in funzione da settembre 2014:

«I responsabili delle Caritas arrivano al magazzino di Lodi e a loro viene fornito il necessario per comporre pacchi di pasta, olio, riso, tonno, passata di pomodoro, dadi, zucchero, biscotti, legumi – spiega Lorenzo Musitelli, responsabile operativo del Centro –. Sono generi che compriamo per mezzo dei finanziamenti e che vengono poi assegnati ai bisognosi. La valutazione del grado di necessità segue i parametri individuati, ad esempio, dai centri di ascolto Caritas e dagli assistenti sociali dei comuni».

Il fresco proviene invece dalle donazioni dei commercianti e dalle eccedenze dei grandi centri commerciali (Auchan, Il Gigante): «La distribuzione in questo caso avviene in magazzino che apre al pubblico tre giorni alla settimana».

Il Centro che formalmente si è costituito come associazione temporanea di scopo della durata di tre anni (fino ad esaurimento fondi) rimarrà probabilmente in attività oltre questa scadenza: «Il bisogno è in aumento», spiega Musitelli.

Inoltre, l’esperienza sta dando i suoi frutti anche a livello di integrazione sociale: tra i volontari operano infatti rifugiati, diversamente abili, ragazzi in sospensione educativa e altri soggetti deboli o cosiddetti “a rischio” che hanno così la possibilità di sentirsi parte di una comunità.

di Angelika Ratzinger